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Lotta al contrabbando via mare

Immagine della Lotta al contrabbando via mareSubito dopo il Secondo Conflitto Mondiale, a seguito dell'occupazione da parte delle truppe alleate, il contrabbando di tabacchi esteri via mare ha avuto un'enorme sviluppo nel Mediterraneo, subendo peraltro una profonda evoluzione nel corso dei decenni che seguirono.
Infatti, mentre in un primo tempo i contrabbandieri effettuavano trasporti di grosse partite a bordo di navi passeggeri e mercantili in arrivo nei porti italiani -dove venivano sbarcate per lo più mediante false dichiarazioni doganali, con l'aumento della domanda da parte del mercato clandestino, e la graduale diminuzione delle forze alleate, vennero presto utilizzati per i trasporti di tabacchi esteri panfili motovelieri, sia italiani che stranieri, i quali si recavano ad effettuare il carico nei porti di Marsiglia, Tangeri e Gibilterra.
La maggior parte dei sequestri di tabacchi effettuati dal Corpo in quegli anni in mare, nei porti e lungo le coste, proveniva da navi mercantili.
Immagine della Lotta al contrabbando via mareDì lì a poco iniziò l'impiego di imbarcazioni da 100 - 200 tonnellate, adoperate esclusivamente per il contrabbando, con basi a Cap D'antibes, Nizza, Marsiglia, Genova e Tangeri - come è rilevabile dai numerosissimi natanti sequestrati in quel periodo - e battenti le più diverse bandiere (da quella francese del motoveliero Marianna, a quella turca del motoveliero Athos; da quella novergese del Merry Window, a quelle inglese della motonave Monte Carmelo, o italiana della nave Santo Padre, ecc.) Nonostante i numerosi sequestri, operati sia in mare che a terra, le bande contrabbandiere, in particolare quelle tangerine, in quegli anni cominciarono a gettare le basi per la costituzione di solide organizzazioni criminali, iniziando dall'acquistare natanti militari provenienti dai "surplus" alleati (quali dragamine, motovedette, motoscafi d'altomare, battelli per il salvataggio dei piloti) in appoggio dei quali furono installate vere proprie reti di trasmittenti radio clandestine.

Immagine della Lotta al contrabbando via mareLe organizzazioni contrabbandiere riuscivano ad ingaggiare poi, con allettanti contratti, capaci equipaggi, mentre i comandanti venivano addirittura scelti tra ex ufficiali delle marine da guerra inglese e francese, al comando dei quali queste ex unità militari battevano in ogni senso le coste italiane, trasportando anche da 1.000 a 3.000 casse di sigarette ciascuna. Il contrabbando in grande stile proveniente da Tangeri e Gibilterra ha fatto assistere, in quegli anni, al compimento di veri e propri atti di pirateria, con abbordaggio tra navi contrabbandiere, sequestri di persona ed uso delle armi. 
A partire dalla seconda metà degli anni 50, l'intensificarsi della vigilanza in mare operata con l'utilizzo di unità similari a quelle contrabbandiere, e quindi più potenti - e l'inizio dei servizi di osservazione aerea anticontrabbando, portò la Guardia di Finanza alla cattura di diverse navi e numerosi pescherecci, gran parte dei quali battenti bandiere straniere.
Immagine della Lotta al contrabbando via mareCome risposta all'accentuata attività repressiva del Corpo, però, le organizzazioni contrabbandiere modificarono i propri sistemi di lavoro, iniziando ad impiegare, per il trasbordo e lo sbarco, mezzi più piccoli e veloci, che sostituirono ben presto la funzione dei motopescherecci. Questi mezzi veloci, data la loro scarsa autonomia, venivano rimorchiati dalle navi-madri fino al largo delle coste italiane, per poi essere impiegati in veloci puntate all'interno delle coste delle acque territoriali, sino a sbarcare la merce sulle coste.
Immagine della Lotta al contrabbando via mareUno dei primi mezzi veloci utilizzati a questo scopo fu il Taifun, che affondò nei primi mesi del 1957 perdendo un uomo del suo equipaggio. Le imprudenti "memorie" di contrabbandiere del Mediterraneo, pubblicate dal comandante di quella unità, l'inglese Edward Hug, sotto il titolo di "Midnight Trader" (Trafficante di Mezzanotte), nonostante l'accortezza da lui usata per mascherare i nomi delle navi e degli associati, furono molto utili al Nucleo Centrale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza per far condannare i capi di una potente
organizzazione contrabbandiera.
Immagine di un inseguimento a motovedette di contrabbandieriUn altro dei mezzi veloci che per qualche anno diede filo da torcere alle unità navali della Guardia di Finanza fu il Carola che, comandato da spericolati marinai, riuscì per molto tempo - grazie alla potenza dei motori, alla corazzatura che ne proteggeva le parti vitali, ed alla spregiudicatezza del suo equipaggio - a sfuggire alla cattura che però fatalmente avvenne nel 1960 nelle acque di Trapani.
Immagine di un sequestro di motovedette dei contrabbandieriAll'inizio degli anni '60, l'intensificata azione repressiva del Corpo, che portò alla cattura di numerosi navi ed alla distruzione di alcune potenti organizzazioni, nonché l'abolizione del porto libero di Tangeri (con annessione della città al Marocco) e l'insorgere di nuove vie del traffico illecito (via terra, a mezzo vagoni ferroviari e camion TIR), causarono una forte contrazione del contrabbando via mare nel Mediterraneo. Con la contestuale diminuzione dell'attività svolta dalle navi contrabbandiere con basi a Tangeri e Gibilterra, venne riadattato il sistema di trasportare grosse partite di sigarette con navi passeggeri e mercantili.

Tra le tanti operazioni condotte in quegli anni dalle unità del Corpo, particolarmente clamorosa fu la cattura della motovedetta Brave Bunting, con un carico di 5 tonnellate di sigarette, nelle acque dell'isola della Maddalena, alcuni giorni dopo che questa aveva speronato e danneggiato gravemente nelle acque di Napoli una motovedetta della Guardia di Finanza. Nel 1964 vennero catturati invece, tra gli altri, il Tuphinambanas, con oltre 13 tonnellate di sigarette, nelle acque di Genova, e il Puerto di Bilbao, nelle acque di Bari, che trasportava 4 tonnellate di tabacchi esteri. 

    
Nel corso del 1965 venivano catturate a Palermo le navi contrabbandiere Reus, Brusbuttelkoog e Maja, mentre nell'agosto del 1996 riusciva a sfuggire alla cattura, dopo un lungo inseguimento e nonostante fosse stato fatto uso delle armi, la petroliera Olimpic RocK, di 18 mila tonnellate, sorpresa da due unità nelle acque di Trapani mentre stava effettuando un trasbordo.

Attorno alla metà degli anni '60 le navi contrabbandiere battevano generalmente panamense, ma si andava già profilando l'impiego sempre più frequente di navi greche e cipriote.

Tra il 1969 e il 1973, tanto per dare un'idea dell'imponenza che il fenomeno andava sempre più assumendo, la Guardia di Finanza ha sequestrato complessivamente 81 navi, 42 motopescherecci, 51 motobarche e ben 150 motoscafi, 85 dei quali nel solo 1973, senza poi considerare tutti i natanti minori. Il 1974 vedeva invece il suo inizio con il sequestro nelle acque di Crotone della motonave Isola de Coiba, con oltre 18 tonnellate di tabacchi, seguita dalla nave cipriota Floriana, nelle acque del Golfo di La Spezia, con a bordo ben 9 autocarri articolati TIR, con un complessivo carico di oltre 70 tonnellate di sigarette: quantitativo mai sequestrato prima di allora.

Nel corso di quegli anni, numerosi altri episodi rivelano la spregiudicatezza, l'aggressività e la complessa organizzazione raggiunta dai contrabbandieri, prontissimi ad adeguarsi, non solo all'azione di contrasto svolta dalla Guardia di Finanza, ma anche alle situazioni derivanti dalla crisi economica e valutaria, escogitando nuovi metodi di frode ed impiegando sempre più sofisticati mezzi per proseguire la loro lucrosa ed illecita attività.


Immagine della nave contrabbandiera Agios Nicolaos battente bandiera greca

La nave contrabbandiera
"Agios Nicolaos" battente bandiera greca

 
Centinaia di natanti contrabbandieri di vario tonnellaggio impegnati in una continua staffetta raggiungevano le coste del Lazio, della Campania, della Calabria e della Sicilia, dove operavano altre organizzazioni con autocarri ed autovetture veloci, fino a giungere ai depositi situati ai margini delle aree metropolitane e alle bancarelle dei vecchi quartieri cittadini.
L'aumento della domanda di "bionde" fece raggiungere al contrabbando le caratteristiche di vere e proprie "holding" internazionali con varie ramificazioni nelle diverse "consociate": insomma una multinazionale del crimine che dagli Stati Uniti e dal Nord-Europa acquistava ingenti quantitativi di sigarette per il valore di decine di miliardi e poi, per mezzo di navi-nonna (grosse unità mercantili), navi mamma (unità di stazza media che arrivavano ad alcune decine di miglia dalla costa), ed impiegando successivamente i famosi motoscafi blu (colore utilizzato per l'evidente scopo di apparire meno visibili nel corso delle navigazioni notturne), faceva arrivare sul mercato nazionale continue ondate di migliaia di tonnellate di sigarette di contrabbando.

Per circa un decennio, i Golfi di Napoli e di Salerno e le acque tra Capo Palinuro e Ustica sono state teatro di migliaia di operazioni anticontrabbando condotte dalle unità navali del Corpo, di giorno e soprattutto di notte.
Immagine dela nave contrabbandiera Ster sequestrata a Napoli
La crescita del dollaro (valuta impiegata dalle organizzazioni contrabbandiere per pagare i carichi di tabacchi), e le nuove metodologie repressive utilizzate del Corpo determinarono un ridimensionamento del fenomeno nellarea del Tirreno ed il suo spostamento nel settore Adriatico, ove il traffico è favorito dalla vicinanza delle coste straniere.


La nave contrabbandiera "Ster" sequestrata a Napoli