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Lotta al crimine organizzato - Sequestrati beni per circa 450 milioni di euro

Comando Provinciale Reggio Calabria - 5 marzo 2013 ore 11:04

Dalle prime luci dell'alba, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria, dello S.C.I.C.O. di Roma e del Gruppo di Locri della Guardia di Finanza stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 20 soggetti per i reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valore e reimpiego di capitali illeciti, nonché il sequestro di beni mobili ed immobili, società e villaggi turistici per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro.

Le indagini, che hanno avuto anche una forte connotazione internazionale, coordinate dal Procuratore f.f., sono state dirette dal Procuratore Aggiunto e dai Sostituti Procuratori D.D.A..

Le investigazioni hanno consentito di accertare come le cosche, attraverso un'articolata e complessa rete di società italiane ed estere, fossero riuscite a garantirsi, con la forza dell'intimidazione mafiosa, la gestione, il controllo e la realizzazione di decine di importanti e noti complessi immobiliari turistico-residenziali, ubicati nelle più belle aree balneari della Regione Calabria.

In particolare, partendo da un "controllo passeggeri", effettuato nel 2008 da un Reparto del Corpo di Bari, che lasciava ipotizzare un coinvolgimento di soggetti legati alla ‘ndrangheta nella costruzione di un complesso turistico-alberghiero, riconducibile ad una società, veniva ampliato lo spettro investigativo alla gestione di numerosi complessi turistico-residenziali in Calabria, arrivando a dimostrare un intreccio trasversale di interessi tra le potenti famiglie di ‘ndrangheta ed importanti imprenditori spagnoli.

Lo sviluppo delle indagini - effettuato principalmente con articolate attività tecniche - consentiva di ricostruire i ramificati investimenti nel settore turistico da parte di soggetti calabresi e spagnoli, a loro volta in affari con esponenti di vertice della ‘ndrangheta della Jonica, i quali - in definitiva - sono risultati essere i veri artefici e promotori dell'incredibile business.

Nel dettaglio, si è accertato che, a partire dal 2005, è stata creata una vera e propria "joint-ventures" tra esponenti della criminalità organizzata calabrese ed imprenditori spagnoli, che ha dato vita ad un articolato intreccio di società, italiane e straniere, finalizzato alla realizzazione di complessi immobiliari destinati al settore turistico-residenziale.

Nel ricostruire la "Filieria societaria italo-spagnola", è emerso che gli investimenti milionari erano il frutto della specifica volontà delle ‘ndrine, le quali - attraverso l'indiscusso potere sul territorio - avevano sostanzialmente monopolizzato tale settore, potendo contare anche sulla totale "disponibilità" di infedeli funzionari comunali.

In pratica, tutti gli investimenti individuati fanno capo ad un "Centro d'interesse occulto", ben organizzato e collegato, che ha consentito di dare al fenomeno una chiave di lettura unitaria e verticistica, permettendo, nel contempo, di accertare le responsabilità penali dei singoli.

In tale contesto, gli esponenti di vertice coinvolti sono l'espressione delle cosche che governano il territorio ionico, ancorché gli investimenti abbiano riguardato anche altre parti del territorio calabrese e, specificatamente, la Provincia di Catanzaro e Vibo Valentia.

Le investigazioni hanno poi consentito di documentare come in tale lucroso affare vi fosse inserito anche un soggetto considerato dagli inquirenti britannici vicino all'I.R.A., l'organizzazione terroristica irlandese, il quale aveva trovato proprio nel rapporto con le organizzazioni criminali calabresi il modo per reimpiegare le ingenti somme di denaro in suo possesso, grazie all'intermediazione di un noto imprenditore campano.

Una "imprenditoria ‘ndranghetista" ed un nuovo modo di "fare mafia", dove non si spara e non si uccide, ma si creano vincoli di affiliazione derivante daun'unica matrice: il denaro e l'ingiusto arricchimento, con una totale trasposizione delle più bieche e consuetudinarie modalità mafiose - in ciò abilmente "tirate a lucido" dallo schermo fornito da una serie di persone giuridiche - nel mondo dell'imprenditoria e dell'economia legale.

In conclusione, l'operazione odierna conferma come le cosche di ‘ndrangheta continuino a conseguire ingiusti ed illeciti profitti e vantaggi, attraverso un controllo, quasi totale, del territorio di competenza e delle relative attività economiche e produttive, ma con una novità in termini di impostazione del rapporto proprio con il territorio: infatti, le investigazioni hanno anche accertato come l'interesse della criminalità organizzata fosse anche quello di creare consenso sociale nell'opinione pubblica, mediante l'assunzione di maestranze locali e la creazione di un indotto commerciale con l'arrivo di stranieri, principali acquirenti degli immobili realizzati, tale da favorire una maggiore accettazione sul territorio della presenza delle organizzazioni criminali.

Pertanto, quella che è emersa dalle indagini odierne è l'immagine di una ‘ndrangheta internazionale e moderna, con una struttura articolata e complessa, con un'attitudine colonizzatrice ed espansionistica, in linea con le vere e proprie holding economiche e finanziarie mondiali, che ha raggiunto la massima efficienza operativa anche a livello mondiale e con una leadership conquistata grazie ad una affidabilità personale ed economica ormai consolidatasi nel tempo.

Sulla scorta dei preganti elementi probatori raccolti, in data odierna, il G.I.C.O. di Reggio Calabria, unitamente al Servizio Centrale I.C.O. di Roma ed al Gruppo di Locri, hanno contestualmente eseguito:

  • (a) un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall'Ufficio G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria - O.C.C.C. nr. 3369/08 R.G.N.R. D.D.A. - 3254/2009 RG GIP DDA - 66/2012 OCC - 67/2012 seq. Prev. del 19.2.2013, nei confronti di numerosi soggetti per violazione artt. 110, 81, 323, 353 bis, 479, 648 ter, 416 bis c.p., 12 quinquies Legge n. 356 del 1992, 7 L. n. 203 del 1991;
  • (b) il sequestro preventivo, ai sensi degli artt. 416 bis comma 7 c.p., 240 comma 1 c.p.; 321 c.p.p., 104 disp. att. c.p.p., di beni;
  • (c) Oltre 60 perquisizioni tra Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Inghilterra e Spagna.

Con l'operazione odierna, la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e la Guardia di Finanza, oltre ad assicurare alla giustizia soggetti legati alla ‘ndrangheta, hanno recuperato un ampissimo spazio di legalità economica, restituendolo alla collettività onesta e lavoratrice. Guarda il video


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